La capanna dello zio Tom
di Salvatore A. classe IV -ITI Juri Vega, Gorizia
La capanna dello zio Tom è un romanzo molto particolare, diverso da qualsiasi cosa abbia letto prima. Edito nel 1850 e uscito a puntate su un giornale abolizionista americano, sbatté in faccia all’opinione pubblica la straziante e deplorevole condizione degli afroamericani, sottomessi e trattati come animali da macello. La prima volta che lessi questo libro, all’età di 13 anni, incosciente che i fatti narrati erano tratti da un periodo storico realmente accaduto, per la crudeltà e tristezza del contenuto pensavo fosse un romanzo di fantasia, una sorta di racconto distopico come Divergent oppure Hunger Games. Quest’anno però, mentre stavo leggendo un articolo di giornale sul movimento BLM, mi ritornò in mente questo libro e quindi decisi di rileggerlo. Mi sono venuti i brividi sulla schiena quando ho realizzato che i fatti accaduti rispecchiavano la realtà del tempo. Per questo penso che questo particolare libro, anche se triste e crudele, meriti di essere letto; da una parte perché fa comprendere la storia di come mai in America ci siano ancora documentate differenze e pregiudizi razziali, dall’altra perché ci fa vedere la condizione di come era la nostra società 200 anni fa dal punto di vista dell’inclusione sociale. Per questo dobbiamo continuare per la strada tracciata dalla dichiarazione dei diritti umani e non tornare indietro a quel periodo storico, come qualcuno inneggia di fare per semplice rendiconto politico.
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