”lolita” di vladimir nabokov
di Ginevra G. – classe V ALS – ISIS Michelangelo Buonarroti di Monfalcone
”Lolita” di Vladimir Nabokov
Non si tratta della solita storia d’amore, quella raccontata da Vladimir
Nabokov. Non è nemmeno una storia piacevole.
“Lolita” è la storia di un’ossessione perversa che un professore di
mezz’età nutre per la figliastra di dodici anni. Allora perché leggere un
libro dal tema così ruvido, così scabroso?
Perché è scritto talmente bene ed è talmente coinvolgente che porta il
lettore ad immedesimarsi nel protagonista, tanto da provare addirittura
pena per lui. Perché va così a fondo, da farci confondere i ruoli di
carnefice e vittima. Chi legge, quindi, non può fare a meno di provare
una perversa attrazione per questo criminale, allo stesso tempo
accompagnata da un profondo disgusto.
Nabokov descrive il protagonista maschile come una persona
assolutamente piacevole: simpatico, affabile e dotato di un fascino
irresistibile. E così facile essere imprigionati dalla sua rete di bugie e
menzogne! E Lolita cade, sprofonda in questa rete, e si trova trascinata
in un’Odissea attraverso la giovane America, nelle grinfie di un
professore della vecchia Europa.
Non è un trattato psicologico; è la storia di un criminale che è conscio
di ciò che sta facendo e di quanto immorale questo sia, ma che tenta di
farla franca.
Questo libro è un libro per capire, per comprendere fino a che punto un
essere umano, un pedofilo, un mostro, possa spingersi. Che piani egli
possa architettare, come riesca a strisciare e infilarsi nella quotidianità
di altre persone, per arrivare all’oggetto dei suoi desideri. Nessuno è al
sicuro.
Nabokov accende un riflettore su una figura, meno distante dalla nostra
realtà di quanto noi crediamo, ed ha trovato le parole per raccontarlo.
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