Il giovane Mungo di Douglas Stuart

di Ilaria C. I.S.I.S. Sacile Brugnera, Sacile
Il Giovane Mungo di Douglas Stuart
Sì, ti suonerà familiare questo titolo e ti domanderai sbigottito: “Ma non esiste già un giovane Holden?”. È la stessa reazione che ho avuto io; e ti posso garantire che questa è tutt’altra storia.
C’entra sempre un ragazzo, uno di quelli come il vento: calmi, ma che tutto d’un tratto possono rivelarsi
burrascosi. C’entra un ragazzo, che porta sulle spalle il peso di essere il diverso, il timidino, l’ultimo figlio, il debole di cuore, il cocco di mamma, il finocchio. Porta sulle spalle la fatica di tenere unita una famiglia dilaniata dalla madre alcolizzata, dalla sorella-maestrina che lo reputa come un figlio e da suo fratello maggiore che lo vorrebbe vedere uccidere qualcuno o spacciare droga. Porta il peso di non saper come si possa amare una persona, di cosa siano le farfalle nello stomaco o le vertigini dopo il primo bacio, come accarezzare o rassicurare nei momenti di dolore, perché: “era bello, appoggiare il proprio peso su un altro, forse anche per un momento soltanto”. Porta dento di sé l’angoscia di sentirsi sempre, ogni volta, sbagliato, senza qualità. Porta il peso di subire sberle, calci, sputi, abusi sessuali e di non poter parlare perché alla fine, diciamocelo sinceramente, chi gli crederebbe? Questo è un romanzo di lotta, di una lotta che si scatena grazie ad un unico nome, urlato al vento: James Jemieson.
È uno di quei romanzi malinconici, tristi e senza pietà che raccontano di una realtà talmente vera e possibile che rimani lì, senza parole a renderti conto che forse forse nel mondo c’è gente messa peggio di te. Sono state le 452 pagine più lunghe della mia vita, perché io in primis non riuscivo a trovare il coraggio per continuare la lettura, per scoprire fino in fondo la vita di Mungo. Io in primis mi sono vergognata della sua storia, di come una persona così piccola possa portare nel cuore tutto il dolore di questo mondo; e alla fine ho ceduto; ho preso anche io nel mio cuore, un po’ del suo dolore e ho finito il libro. Penso sia stata la scelta più bella e semplice della mia vita: ascoltare; sentire i singhiozzi del mio petto, il peso delle mie lacrime incastrate sotto gli occhi, l’amaro in bocca dopo ogni pagina a farmi amare questo libro. A farmi amare Mungo e la sua delicatezza, che non è segno di debolezza. Perché questo libro ha l’effetto magico di stordirti, di impossessarsi del tuo cuore. È l’effetto di una vita lasciata marcire sotto le intemperie del mondo crudele, che ha bisogno soltanto di un po’ di protezione: la tua.