Oleg Mandic. L’ultimo bambino di Auschwitz di Roberto Covaz

di Adis A. – classe 2BSA – I.S.I.S. “M. Buonarroti”, Monfalcone
Oleg Mandic. L’ultimo bambino di Auschwitz di Roberto Covaz
Questo libro è una biografia scritta da Roberto Covaz , un giornalista monfalconese che lavora nel «Piccolo», nei suoi libri tratta le vicende e le storie dei personaggi della Venezia Giulia. Oleg è nato il 5 aprile 1933 a Fiume. Suo nonno e suo padre erano vicini a Tito e per questo il 10 luglio del 1944 furono deportati Oleg, assieme a sua madre e sua nonna.
Oleg racconta tutto nel dettaglio: dal viaggio stancante affrontato, poi di come è stato trattato all’arrivo e in seguito di come funzionava il campo; ha parlato del cibo, dei lavori, delle torture subite ogni giorno e del complesso gerarchico che c’era all’interno del campo. Oleg in quel campo si era anche ammalato e conobbe Mengele, incredibilmente serba di lui un ricordo positivo. Passarono i mesi, quando a un certo momento della mattina, i tedeschi stavano facendo i bagagli e chiesero a ogni singolo prigioniero, se poteva camminare, di andare con loro, più di 120.000 prigionieri lasciarono il campo, ne rimasero pochi ad Auschwitz e tra quelli c’erano Oleg assieme ai suoi familiari. Quando il 27 Gennaio del 1945 arrivarono i sovietici, Oleg aveva solo 12 anni, sotto ordine di Stalin fu portato a Mosca e in seguito a casa. Oleg non volle parlare di quello che gli era successo, però a 24 anni decide di tornare ad Auschwitz e dice una cosa sorprendente: quello che gli era successo gli aveva donato una vita felice, perché dopo aver raggiunto il fondo si può solo che salire e aggiunge che l’olocausto non è solo degli ebrei, l’olocausto è di tutti coloro che sono andati nei campi di concentramento.
Commento: Il libro è molto facile da leggere ed ha solo 137 pagine. Covaz aggiunge piccoli interventi che fanno molto riflettere e capire la situazione nei campi di concentramento e ti fa immedesimare in tutti coloro che erano le vittime. Purtroppo noi non possiamo fare altro che ricordare tutti coloro che non hanno avuto la possibilità di raccontare.
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