Volevo essere una farfalla di Michela Marzano
di Elena D. classe III A – Liceo Scientifico Galileo Galilei, Trieste
Volevo essere una farfalla di Michela Marzano
Il titolo incuriosisce: tra tutta la varietà degli animali, chi vorrebbe essere una farfalla? Un insetto piccolo, leggero ed effimero, perfetto nei colori e nell’equilibrio delle forme? È una scelta singolare rispetto al comune cane o gabbiano. Una scelta che attrae come un grande bignè alla crema.
Nel testo semplicità e schiettezza pregnano ogni parola. Le frasi scorrono con la fluidità di un fiume e lo stile è in perfetto equilibrio con i temi trattati. Sulle pagine si sviluppa tutta la vita della scrittrice: l’infanzia, l’adolescenza, l’età adulta, fino al momento in cui ha la penna in mano. Non c’è alcun filo temporale; gli episodi sono ricordi uniti sul foglio da sentimenti, emozioni, e legami prodotti dal più profondo inconscio.
Si instaura un legame enorme tra l’autrice ed il lettore. Sembra un discorso, un racconto tra amici in cui nulla viene nascosto. Diventi parte integrante della sua vita e contemporaneamente la sua storia ti entra dentro e pone le sue radici.
Le persone anche se fumose perché prive di aspetto sono dense e ricolme di sentimenti. Tuttavia, non solo gli uomini compongono le giunture del libro, ma svolge un ruolo cardine l’anoressia. In ogni amore, in ogni relazione, in ogni luogo la scrittrice se la porta appresso. Per lei non è una malattia, né una conseguenza o reazione ad un trauma infantile. È la rappresentazione visibile del suo tormento interiore. Non racconta come l’abbia sconfitta, ma come questa l’ha aiutata a conoscere sé stessa e a vivere la sua vita.
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