L’equazione del cuore di Maurizio De Giovanni

di Umberto D. I.S.I.S. “M. Buonarroti”, Monfalcone
Il freddo e il vento sferzante penetravano fino ai polmoni, facendoli bruciare. Il bavero del
cappotto non lo proteggeva da quel clima ostile, tanto diverso dalla sua calda isola. Tuttavia
il silenzio era il medesimo, scandito unicamente dal ticchettio dei suoi passi costanti sul
lastricato dei portici. Attorno a lui, il manto bianco della neve accarezzava ogni superficie. Il
gelo, però, era contrastato da qualcosa di altrettanto ardente, vicino ai polmoni, che non
trovava pace, che lo portava ad avanzare imperterrito, noncurante delle condizioni avverse,
ma solo del destino di suo nipote: Petrini Francesco, detto Checco, di anni nove.
Tuttavia, come rivela l’autore, Maurizio de Giovanni, sapere se Petrini Francesco, detto
Checco, si sia risvegliato da quel letto d’ospedale che lo faceva oscillare lungo il filo esile tra
la vita e la morte, non è il “cuore” di questo libro. Lui, unico sopravvissuto all’incidente
stradale che gli ha fatto perdere madre e padre, non è che un mezzo per ammirare l’intricato
labirinto originato da quella vicenda. Un labirinto di dettagli occulti e personaggi dai trascorsi
oscuri: spiriti ingannevoli, diffidenti, stressati, eccessivamente ambiziosi che rappresentano
l’anima di una città spenta ed inospitale. Ognuno implicitamente legato alla vicenda fatale.
Non sarebbe un labirinto che si rispetti, se, però, qualcuno non provasse a trovarne l’uscita,
la soluzione. Ecco allora che dagli scogli vischiosi, baciati dalla spuma delle onde nella sua
calda isola campana, Massimo De Gaudio, arcigno e algido professore di matematica in
pensione e nonno di Checco, si trova scaraventato in una realtà sconosciuta, dinanzi al
mistero di un incidente mortale fin troppo nella norma. La sua vita, estremamente ripetitiva e
isolata dal mondo, viene interrotta dalla morte della figlia, che lo costringe a spostarsi e a
diventare tutore di suo nipote, erede di un’azienda da cui dipende il destino di un’intera città.
Tuttavia c’è un dettaglio, in questo libro, molto più affascinante ed insolito della semplice
soluzione di un romanzo giallo comune, qualcosa di unico, che rende il lettore un
protagonista attivo del racconto: la figura di un uomo che, dinanzi ad una realtà che aveva
totalmente ignorato per troppo tempo, si scontra con i misteri del cuore e della vita.
Il suo obiettivo diventa, infatti, quello di mantenere in vita la mente del nipote in coma, con il
quale, tuttavia, condivide il solo ricordo della pesca estiva. Si dedica, quindi, a tramandare a
Checco la sua passione più grande: l’osservazione del mondo con un occhio matematico, in
modo tale da far innamorare qualsiasi lettore di questa “magia”. Legami invisibili, inalienabili
e straordinariamente irregolari: tutt’altro da ciò che ci immaginiamo pensando a questa
scienza. Regole che rivelano il fascino dello squilibrio e, contemporaneamente, dell’armonia
intrinseci nelle trame vitali. Numeri che portano ad uno “strano e dinamico ordine, che rende
comprensibile il disordine”.
Dialoghi intimi, quelli del professor De Gaudio, di cui il lettore ci rende partecipi,
nascondendoci idealmente in un angolino di quella camera d’ospedale. Dialoghi che, ben
presto, diventano ragionamenti della coscienza del professore, il quale prova a spiegare a
se stesso i tormenti e le ignote sensazioni che lo stanno travolgendo: tutto ciò in
un’evoluzione meravigliosamente umana, che lascia sempre più spazio ai sentimenti,
anziché a meri numeri. Abbandonatevi, quindi, a questo libro, lasciate che vi sommerga
prima di ripescarvi dal profondo mare con quell’equazione, capace di sciogliere ogni dubbio
del professor De Gaudio riguardo la vita e l’amore che lega indissolubilmente ciascuno di
noi: l’equazione del cuore.