”novecento” di alessandro baricco
di Aurora C. – classe III BLS – ISIS Michelangelo Buonarroti di Monfalcone
”Novecento” di Alessandro Baricco
Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla”. Finito il libro mi ritornano in testa queste parole e l’incredibile storia di Danny Boodman T. D. Lemon Novecento. Se il nome è particolare per un protagonista, la sua vita lo è ancora di più. Non è solo la storia di un neonato abbandonato e allevato da qualcun altro; questa è la storia di un uomo che non ha mai lasciato il Virginian, la sua casa galleggiante, è la storia di un uomo che ha visto il mondo attraverso gli occhi di tutti i passeggeri del piroscafo; è la storia di un uomo le cui dita scivolano sui tasti del pianoforte e producono musica mai sentita prima; tutto ciò è la storia di questo straordinario pianista.
Non sarò io a raccontarvi la vita del nostro protagonista, quella dovrete scoprirla da soli, immergendovi nel suo mondo, salpando sulla sua nave e cercando di guardare il mondo con gli occhi dell’Oceano. La capacità di guardare il mondo in modo differente, è quello che mi ha colpito del libro: la prospettiva, il modo in cui Novecento guarda la realtà. Il mondo è una sfera, qualcosa di finito, ma non per noi piccoli uomini. Visitarlo tutto è impossibile, è infinito, nessuno di noi durante la propria vita riuscirebbe a farlo. E così lo sono le persone: multiformi, infinite, mutevoli ed è qui che Novecento si sente inadeguato. Cosa conosciamo del nostro mondo? Come possiamo decidere con chi passare il resto della nostra vita se al mondo ci sono miliardi di persone? Come possiamo decidere dove vivere, se al mondo ci sono milioni di posti? Per Novecento il Mondo è una musica che non sa suonare e decide di non scendere mai più, di congelare, di incantare i suoi desideri attraverso il mondo circoscritto del suo strumento: “…un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. TU, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere.”
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